SERVIZIO PER LA PROMOZIONE DEL SOSTEGNO ECONOMICO ALLA CHIESA CATTOLICA
della Conferenza Episcopale Italiana

8xmille alla Chiesa cattolica: come offrire amicizia e aiuto concreto a chi ha Zero Like

Quella che vi proponiamo è una storia Zero Like, e fa parte di una serie di video nati per il web. Perché questo titolo? Per sottolineare la marginalità dei protagonisti, invisibili per tanti, ma non per tutti. “Quando ogni cosa è immagine e ruota attorno ai followers ed ai like, la Chiesa vuole ricordare che […]
28 novembre 2018

Quella che vi proponiamo è una storia Zero Like, e fa parte di una serie di video nati per il web.

Perché questo titolo? Per sottolineare la marginalità dei protagonisti, invisibili per tanti, ma non per tutti. Quando ogni cosa è immagine e ruota attorno ai followers ed ai like, la Chiesa vuole ricordare che ci sono anche gli zero like, i no followers che esistono e vivono nella vita reale”, evidenzia il responsabile del Servizio Promozione CEI Matteo Calabresi. “Nella Chiesa c’è sempre qualcuno che si occupa di loro: migliaia di volontari, sacerdoti, religiose e religiosi. Spesso i centri di accoglienza, di ascolto, le mense, le parrocchie possono offrire ascolto, conforto, docce, pasti caldi, un letto su cui dormire grazie a strutture sostenute anche con l’8xmille, vicino a noi più di quanto non si immagini”.

I filmati Zero Like (nati nel 2013) non hanno un unico format visivo e un unico tono di voce. Spaziano dallo spot sociale al documentario, dal video surreale alla testimonianza in prima persona, seguendo un percorso laterale e innovativo, capace di coinvolgere chi è difficile intercettare con i media classici.

Obiettivo ultimo della comunicazione ecclesiale - afferma Calabresi - non è, del resto, la commozione, ma suscitare la partecipazione. Continuare a sensibilizzare i fedeli sull’importanza di quella semplice firma, che porta aiuto e speranza in Italia e nel Terzo mondo. Una firma che va riconfermata ogni anno al momento della dichiarazione dei redditi sul proprio modello fiscale”.

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Milano. Nel borgo rurale di Monluè, oggi stretto tra Tangenziale Est e aeroporto di Linate, alle spalle della chiesa romanica di San Lorenzo, funziona la Grangia. Prende il nome dell’antico deposito monastico di grano, il centro nato nel 1986 su impulso del cardinale Martini come approdo per i rifugiati. Le suore Figlie di Maria Bambina con i volontari li accolgono nella casa,  sopravvissuti a torture e persecuzioni politiche o religiose, vengono da Sudan, Nigeria e Corno d’Africa, ma non mancano presenze dal Medio Oriente, oltre a pakistani, afghani e siriani. Tra le attività, oltre a vitto e alloggio, in uno stile familiare dove ognuno è responsabilizzato, ci sono corsi di formazione e tutoring per la ricerca del lavoro (nei settori facchinaggio, commercio, panificazione, edilizia). www.lagrangiadimonlue.org