SERVIZIO PER LA PROMOZIONE DEL SOSTEGNO ECONOMICO ALLA CHIESA CATTOLICA
della Conferenza Episcopale Italiana

Nel silenzio del Natale Dio si rivela

Diceva lo scrittore austriaco Adalbert Stifter “la forza che fa gonfiare e andar di fuori il latte nel pentolino della povera donna, è anche quella che fa salire la lava nel vulcano e la fa colare lungo i fianchi della montagna”. Nel Natale ciò che è piccolo racchiude in sé il segreto della vita. Questo Bambino fragile e inerme, di cui stiamo per tornare a celebrare la nascita, che si mette nelle mani degli uomini, totalmente dipendente dagli adulti che lo accudiscono, così uguale a tutti gli altri, ha la forza di rivoluzionare questo mondo, di riuscire in quell’opera che a nessun potente è mai riuscita.
28 novembre 2017

di DON CARLO SACCHETTI  parroco dell'unità pastorale di Rubiera (Reggio Emilia) - foto AGENZIA ROMANO SICILIANI/CREATIVE COMMONS

 


PER SALVARCI
L’ONNIPOTENTE SI FA PICCOLO

In Dio che si fa Bambino sono racchiusi tutti i sogni, le grida, i desideri di salvezza che dall’umanità sono saliti al cielo nei secoli. Il messaggio profondo del Natale è proprio questo: se cerchi il linguaggio di Dio, la bellezza, la verità che sostengono il mondo, cercale nelle cose piccole, fragili, deboli. Il Natale ha introdotto un’unità di misura nuova per stabilire la vera grandezza, per riconoscere l’autentica presenza di Dio nel mondo.

Alcuni anni fa fui chiamato da un gruppo di eremiti a predicare un corso di esercizi spirituali. Eravamo in una località isolata dal mondo. A un certo punto, in una pausa tra le meditazioni, mi incamminai per un sentiero e lì notai, nel silenzio, uno spettacolo meraviglioso. C’era un esercito di formiche che stava compiendo un’opera grandiosa. Mi persi ad osservarle, rapito da tanta perfezione.

Pensai a quei registi che fanno investimenti enormi per ottenere spettacoli che coinvolgano il pubblico due ore e io ero lì a gustarmi qualcosa che c’era già, preparata da un Regista speciale. Certo se non mi fossi fermato, se non fossi rimasto in silenzio, non mi sarei accorto di tutto questo.

DA UNA VITA TRAFELATA
ALLO SGUARDO RICAMBIATO DI DIO

Il Natale non ci parla solo di ciò che è meno valutato nel mondo, ma anche del tesoro che si nasconde dentro al silenzio. Non coglierai mai il grande che è racchiuso nel piccolo se non ti fermi, se non rimani in ascolto. Il silenzio è quell’assenza che apre alla Presenza. Quel rinunciare, tacere, diminuire, lasciare spazio ad altro, che ti dà molto di più. Quel morire che, come il chicco di grano, porta molto frutto. In un mondo dove il silenzio è temuto, dove il fermarsi è angoscioso, diventa necessario gonfiare le giornate con cose sempre nuove, emozionanti, tonificanti. Il Natale ci riporta a ciò che è sostanza di tutto, ciò che sostiene tutto, ciò che è anima di tutto e questa realtà è accessibile a tutti. L’abbiamo già e dobbiamo solo fermarci per riconoscerla, facendone il centro del nostro cuore. Il Natale ce la dona e ci dà la “chiave” per trovarla.

Diceva la mistica francese Madeleine Delbrêl: “Ogni piccola azione è un avvenimento immenso nel quale ci viene dato il paradiso, nel quale possiamo dare il paradiso. Non importa che cosa dobbiamo fare. Parlare o tacere, rammendare o fare una conferenza, curare un malato o battere a macchina. Tutto ciò non è che la scorza della realtà splendida, l’incontro dell’anima con Dio rinnovata ad ogni minuto, che ad ogni minuto si accresce in grazia, sempre più bella per il suo Dio. Suonano? Presto, andiamo ad aprire: è Dio che viene ad amarci. Un’informazione?...  eccola: è Dio che viene ad amarci. È l’ora di metterci a tavola? Andiamoci: è Dio che viene ad amarci. Lasciamolo fare”.

‘DIO CON NOI’,
MAESTÀ INFINITA E QUOTIDIANA

Il Natale ci conduce a quella fede che ci fa riconoscere “Dio che ci viene incontro” là dove nessuno pensa di cercarlo. C’è un paradiso che accompagna la vita di ogni persona, un paradiso che profuma di umanità e di quotidianità. Un paradiso che è fatto di piccole cose, di servizio, e non disdegna la debolezza. Entrare in questa sapienza è entrare nel mistero intimo del Natale.

LA SCRITTURA È VITA
«Il silenzio è apertura al mistero»
“Il mondo è oppresso da una pesante cappa di parole, suoni e rumori. Mai come ora c’è bisogno di silenzio per rientrare in noi stessi, tornare liberi, ritrovando il tempo della preghiera“ ha scritto padre Vincenzo Caprara, superiore della parrocchia di San Domenico, a Fiesole (Firenze). Perchè il silenzio non è la parentesi tra un rumore e l’altro, ma “il fondamento dell’uomo, il suo cuore” diceva sant’Agostino. Quando tutto tace, l’uomo guarda Dio, si sente amato dal Padre, grato di tutto: “la preghiera umile fa spazio in noi per accogliere Dio, invocandolo non per essere esauditi e spiegargli che cosa deve fare, ma per conoscere la sua volontà su di noi, come pregava Gesù – indicava il biblista padre Filippo Clerici – Al giorno d’oggi magari parliamo con Dio, ma non lo imploriamo perché non abbiamo fede”. Nella Bibbia il rifiuto di mettersi in ascolto significa rifiuto di credere e di fare la sua volontà: fede e obbedienza sono inseparabili, come in Abramo, mentre l’indurimento del cuore, senza fidarci di Dio, vanifica l’alleanza. Il silenzio è apertura al mistero.“Il maggior nemico di Dio non è l’ateismo, ma il rumore – spiegava il cardinale Carlo Maria Martini – Ascoltare la Parola fa nascere Dio nel mondo e in noi.  È il cielo sulla Terra. Maria è madre non solo perché ha generato Gesù: un figlio lo concepisci quando lo ascolti e diventa lui la tua vita. Un antico inno siriaco chiama Maria ‘tutta orecchio’ perché la vera maternità è ascoltare, accogliere. Con il nostro sì il Padre ci fa uomini nuovi, suoi figli”.  R.V.