SERVIZIO PER LA PROMOZIONE DEL SOSTEGNO ECONOMICO ALLA CHIESA CATTOLICA
della Conferenza Episcopale Italiana

Da 400 missionari grazie ai nostri donatori

23 novembre 2017

di ELISA PONTANI  foto FRANCESCO ZIZOLA / CREATIVE COMMONS

Non c’è ancora un libro che li racconti tutti. È incalcolabile il contributo dei preti italiani all’evangelizzazione dei 5 continenti. Hanno fatto crescere giovani Chiese nazionali e aperto seminari, oltre a trovare risorse per scuole, ospedali e adozioni a distanza. Talora per Cristo hanno dato la vita. Da 28 anni le nostre Offerte li sostengono nel
cammino

Una storia luminosa di evangelizzazione. È un anniversario di bilanci il 60° dell’enciclica Fidei donum con cui nel 1957 Papa Pio XII spronava le Chiese occidentali all’impegno missionario dei preti diocesani. In poco più di mezzo secolo, aprendo seminari e formando generazioni di confratelli, hanno reso autosufficienti tante Chiese sorelle nel Terzo mondo. “Ma non è ancora ‘missione compiuta’ di fronte alle molte richieste, per esempio dal Brasile o dall’Asia. Non riusciamo a rispondere a tutti – spiega don Michele Autuoro, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la cooperazione missionaria tra le Chiese, snodo oggi per circa 400 missionari inviati dalle diocesi e sostenuti dalle nostre Offerte – Vengono aperte continuamente nuove missioni, la più recente a Cuba con 3 sacerdoti della Chiesa ambrosiana, e la Santa Sede erige sempre nuove diocesi”. Segni particolari del prete ‘dono della fede’: non arrendersi davanti agli ostacoli.

Come don Giovanni Piumatti, della diocesi di Pinerolo, che da decenni annuncia il Vangelo nella guerra ininterrotta per le materie prime del Kivu, in Repubblica Democratica del Congo. O don Giuliano Lonati, scomparso a febbraio scorso: nella parrocchia di Santa Maria a Trebisonda, in Turchia, fu successore di don Andrea Santoro che era stato appena assassinato. Ogni 24 marzo, anniversario del beato arcivescovo salvadoregno Oscar Romero, i missionari martiri vengono ricordati in una Giornata di preghiera e digiuno. Nel 2015 è stato beatificato il primo fidei donum italiano, don Alessandro Dordi: ucciso in Perù nel ’91 dai guerriglieri di Sendero Luminoso, riposa nel cimitero della chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente nella nativa Gromo San Marino (Bergamo). Scrivono invece il presente sacerdoti come padre Salvatore Pacifico, beneventano, che in questi 4 anni di guerra in Sud Sudan ha servito tra gli oltre 2 milioni di profughi: “Il Sud Sudan è ancora nelle mani di Dio, mani di Padre” ha detto. Anche da lontano i fidei donum sono testimonianza viva per le diocesi di provenienza, mentre fanno crescere scuole, ambulatori e adozioni a distanza. Chi rientra in Italia resta un prete ‘pronto a tutto’ e ‘in cammino’ – spiegano loro stessi – davanti alla sfida della scristianizzazione europea, dell’impoverimento delle famiglie, all’odissea delle migrazioni. Segni di un mondo cambiato in 60 anni, mentre il calo delle vocazioni rende difficile a tante diocesi italiane, diventate ‘terra di missione’, destinare presbiteri altrove. Sullo sfondo resta, fiduciosa e perseverante in questo Natale, la preghiera che il Vangelo si diffonda su tutta la Terra.