SERVIZIO PER LA PROMOZIONE DEL SOSTEGNO ECONOMICO ALLA CHIESA CATTOLICA
della Conferenza Episcopale Italiana

Oltre 1,5 milione in fuga,
molti accolti dalla Chiesa

L’'ultima guerra africana si sta combattendo tra le frontiere instabili di Nigeria, Niger e Ciad. Diocesi e missionari soccorrono i cristiani sopravvissuti a crimini efferati.
2 Settembre 2015
di MARTA PETROSILLO foto CREATIVE COMMONS

 
Fuggire per paura di essere rapiti, convertiti a forza o uccisi da Boko Haram. Sono quasi un milione e mezzo i nigeriani in cerca di un rifugio all’interno del loro paese. Oltre 150mila quelli che hanno cercato salvezza in paesi vicini quali Camerun, Ciad e Niger. È dal 2009 che nel nord-est della Nigeria le atroci violenze del gruppo armato estremista islamico costringono gli abitanti alla fuga. Un destino che riguarda i fedeli di ogni credo, ma i cristiani in modo particolare. Secondo la Caritas nazionale a fronte di un 20% di musulmani, il 40% dei profughi è composto da cristiani. Traumatizzati - molti hanno assistito alla morte dei propri cari - e in condizioni fisiche precarie, si dirigono nei centri d’accoglienza. Monsignor Stephen Dami Mamza, vescovo di Yola, ne vede arrivare ogni giorno centinaia. La sua diocesi ne sostiene almeno 60 mila, di cui 10 mila sono accolti dalla Chiesa. «Cerchiamo di aiutarli come possiamo - spiega il presule - Nella sola cattedrale ospitiamo 3mila persone e abbiamo impiegato tutte le nostre risorse per comprare cibo e medicine». L’emergenza però sembra di lunga durata.

Chi proviene da una delle aree recentemente liberate dall’esercito vorrebbe tornare a casa, ma è impossibile garantire la sicurezza delle zone sottratte agli estremisti. Anche perché villaggi, ponti e strade sono distrutti e i finanziamenti a Boko Haram continuano. Dopo il grande esodo, è lento e difficile anche il ritorno dei profughi.

 

CON LE NOSTRE FIRME

Nel Paese dei 250 gruppi etnici

Dopo decenni di colpi di Stato militari e il ritorno al governo civile nel 1999, la Nigeria ha oggi una leadership eletta dai cittadini. Ma il governo affronta la sfida di prevenire le crescenti aspirazioni separatiste (come la guerra civile nel Biafra del 1960) e contrapposizioni etnico-religiose nel Paese più popoloso dell’Africa (173 milioni di abitanti), principale produttore di petrolio del continente. Lo sviluppo economico è minato dalla corruzione. Migliaia le vittime negli ultimi anni per gli attacchi guidati dal movimento armato filo-Isis Boko Haram, che conduce una sanguinosa insurrezione nel nord del Paese, a maggioranza musulmana.

In risposta alla minaccia integralista, per fermare i massacri, i sequestri (specie di giovani donne e bambini, destinati allo sfruttamento sessuale o come kamikaze negli attentati) e la pulizia etnica, la Nigeria ha formato una coalizione militare con i vicini Ciad, Camerun e Niger. La Chiesa italiana dal 1991 ad oggi ha costruito scuole, formato medici e rinnovato le attrezzature cliniche, promuovendo anche la formazione professionale (informatica, falegnameria, calzature, tipografia) e l’agricoltura. In tutto 63 progetti, per complessivi 5,1 milioni di euro. M.R.