È come nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. “La Chiesa riceve per dare. Se non riceve, come può fare quel che fa?”.
È servito a mettere a fuoco molti aspetti del sostegno economico alla Chiesa l’incontro organizzato dall’incaricata diocesana, Paola Zepparoni, con i referenti parrocchiali del Sovvenire che si è svolto mercoledì 26 marzo in Seminario, con il referente regionale Davide Martini, e Letizia Franchellucci, del Servizio promozione sostegno economico della CEI e l’Arcivescovo Lorenzo Ghizzoni. L’8xmille è un “moltiplicatore”, di bene e di risorse.
«Siamo Chiesa cattolica, strettamente uniti in questo compito che è sempre più cruciale – ha detto Letizia –. A livello nazionale il Servizio nasce con tre funzioni: la formazione, la promozione della firma e la raccolta di offerte per il sostentamento del clero. Ma sul territorio ci siete voi: l’incaricato diocesano e voi nelle parrocchie. Questo è l’unico Servizio Cei che ha referenti nelle singole comunità».
La ragione è semplice, spiega l’incaricata del coordinamento della rete territoriale: «Occorre custodire il piccolo: la vicinanza nel dono fa tantissimo. Secondo i nostri dati l’82 per cento delle persone preferisce fare un’offerta direttamente al proprio sacerdote. Sono le reti sul territorio che contano: tante piccole gocce che generano un moltiplicatore di bene. Una condivisione benedetta».
Negli ultimi anni, però, il meccanismo rischia di incepparsi: calo demografico, crisi economica secolarizzazione (e concorrenza dello Stato e di altre Chiese) hanno ridotto il numero delle firme e il loro apporto. I “praticanti” che si definiscono tali sono il 16 per cento della popolazione italiana. E il problema è soprattutto concentrato tra le fasce più giovani della popolazione: solo il 2 per cento vede nella Chiesa un “punto di riferimento” secondo i dati raccolti dal Sovvenire.
Luoghi comuni: «Ai preti pensa il Vaticano». Tutte le “fake” sul tema.
Primo: sfatare le fake news. «L’8xmille è una tassa in più», «guadagno poco, e la mia firma vale poco», «ai sacerdoti pensa il Vaticano», «la Chiesa non paga le tasse», «non faccio la dichiarazione dei redditi e quindi non posso dare l’8xmille». Tutto falso o impreciso. Proviamo a sfatare qualche falso mito. Il Vaticano non si occupa del clero diocesano. I sacerdoti ricevono un contributo dall’Istituto centrale sostentamento clero, che si alimenta con offerte e 8xmille: il loro stipendio va da 900 a 1500 euro al mese. La Chiesa paga le tasse sugli immobili che producono reddito, non su strutture che hanno finalità pastorali o sociali come mense, chiese e centri pastorali. L’8xmille non è una tassa, ma l’opportunità di destinare a ciò in cui si crede una piccola parte di tasse già versate allo Stato. Ogni firma vale uno: tutte sono importanti. Infine, è possibile destinare l’8xmille anche se non si presenta la dichiarazione dei redditi.
(di Daniela Verlicchi per il settimanale cattolico di Ravenna-Cervia Risveglio duemila)