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Caritas Italiana / “Taglio Basso. Come la povertà fa notizia”

Quanto spazio viene dato alla povertà nei telegiornali, nei talk show e nei social media? In che modo viene raccontata? Con quali parole, immagini e cornici narrative? E quali stereotipi rischiano di essere rafforzati? A queste domande prova a rispondere “Taglio basso. Come la povertà fa notizia”, il nuovo rapporto promosso da Caritas Italiana e […]
22 Gennaio 2026

Quanto spazio viene dato alla povertà nei telegiornali, nei talk show e nei social media? In che modo viene raccontata? Con quali parole, immagini e cornici narrative? E quali stereotipi rischiano di essere rafforzati?

A queste domande prova a rispondere “Taglio basso. Come la povertà fa notizia”, il nuovo rapporto promosso da Caritas Italiana e realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, presentato lo scorso 19 gennaio a Roma, presso il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

Il monitoraggio è stato condotto tra settembre 2024 e giugno 2025 con l’obiettivo è comprendere quanto e come il tema entri nell’agenda mediale e come viene raccontato. La ricerca ha analizzato la copertura mediatica delle diverse forme di povertà e di esclusione sociale nei principali telegiornali di prima serata, in un ampio campione di talk show televisivi e nei contenuti social di alcuni giornalisti e influencer.

Ne emerge un quadro articolato che mette in luce una presenza spesso episodica e marginale del tema, una prevalenza di letture riduttive e unidimensionali, un uso limitato di dati e fonti qualificate, e una frequente associazione della povertà a cornici emergenziali, securitarie o stereotipate.

«Dare centralità nel discorso pubblico a chi è povero – si legge in una nota del direttore Caritas Italiana don Marco Pagniello - significa prendere sul serio il principio, umano e cristiano, che la dignità di ogni persona è inviolabile. I media, nel loro migliore esercizio, sono chiamati a essere cassa di risonanza dei diritti negati, delle istanze che vengono dal basso, delle storie che possono smuovere le coscienze».

«La stampa, la televisione, la radio, il web contribuiscono a formare le coscienze e a promuovere la libertà, perché una società ben informata diventa in grado di partecipare e, dunque, di scegliere» – ha sottolineato don Pagniello – «Proprio perché crediamo nel ruolo prezioso dell’informazione, siamo convinti che raccontare la povertà e farlo mantenendo fede alle dimensioni della verità e della giustizia, sia una responsabilità che interpella tutti. Ognuno nel proprio ambito è chiamato a fare la sua parte per far sì che chi vive nel bisogno non resti anche senza voce».

Si legge nell’introduzione del rapporto a firma del direttore di Caritas Italiana: «Questo contributo vuole essere, innanzitutto, un ringraziamento e un incoraggiamento rivolto al mondo dell’informazione. Ringraziamento per tutto ciò che già si fa, spesso senza clamori, per illuminare le periferie sociali e dare voce a chi soffre. Incoraggiamento a proseguire su questa strada, rafforzando un’alleanza virtuosa tra media, società civile e istituzioni per combattere la povertà non solo con le politiche e i servizi, ma anche con le parole giuste. Raccontare bene la povertà, infatti, è una forma di cura e di servizio al Paese, perché contribuisce a creare consapevolezza diffusa, stimolare risposte solidali, costruire quel consenso necessario affinché nessuno venga lasciato indietro. La “parola pubblica” è un bene comune. Assumiamoci tutti insieme la responsabilità di scegliere i verbi giusti, di ascoltare davvero, di mettere in evidenza ciò che spesso resta fuori campo».

L’incontro ha quindi offerto anche uno spazio di confronto sull’importanza di un’informazione capace di coniugare accuratezza, linguaggio appropriato, rispetto della dignità delle persone e attenzione ai contesti, in linea con i principi deontologici della professione giornalistica.

All’evento hanno partecipato, tra gli altri, Monia Azzalini, ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia, Paolo Valente, vicedirettore di Caritas Italiana, Maurizio Di Schino, presidente UCSI Lazio e componente della Giunta esecutiva FNSI, Annamaria Graziano, del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio. A concludere è stato don Marco Pagniello. L’incontro è stato moderato da Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI.

Qui la sintesi del rapporto e qui il rapporto.