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della Conferenza Episcopale Italiana

Uniti nel Dono / Mons. Carlassare: “Senza la misericordia non possiamo vivere”

Mons. Christian Carlassare viene nominato primo Vescovo di Bentiu (Sud Sudan) il 3 luglio 2024 da papa Francesco e l’11 agosto successivo prenderà possesso della diocesi
19 Dicembre 2025

A Schio (VI), nel luogo dove si conserva la memoria di Santa Giuseppina Bakhita, abbiamo incontrato il Vescovo di Bentiu, Mons. Christian Carlassare, raccogliendo la sua testimonianza missionaria in Sud Sudan e la sua riflessione sulla centralità della misericordia nella vita cristiana.

(Testo, foto e video di Giovanni Panozzo)

Chi è Mons. Christian Carlassare

Nato a Schio (VI) nel 1977, dopo la maturità entra nei missionari comboniani del Cuore di Gesù e nel 2004 viene ordinato sacerdote, a Verona. Dopo l’ordinazione parte per il Sudan del Sud per imparare la lingua nuer e dal 2006 al 2016 è prima vicario parrocchiale e poi parroco nello stato di Jonglei. Per la sua congregazione, dal 2017 al 2019 è vice-provinciale in Sudan del Sud. Nel 2020 viene nominato vicario generale della diocesi di Malakal e l’8 marzo 2021 papa Francesco lo nomina Vescovo di Rumbek. Al momento della sua elezione è il più giovane Vescovo cattolico italiano. Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2021 fanno irruzione nella sua canonica due uomini armati che prima picchiano il presule e poi gli sparano alle gambe. Il 25 marzo 2022, rimessosi in salute, riceve l’ordinazione episcopale, nella cattedrale della Sacra Famiglia a Rumbek e prende possesso della diocesi. Il 3 luglio 2024 papa Francesco lo nomina primo Vescovo di Bentiu. L’11 agosto successivo ha preso possesso della diocesi.

Bakhita, una santa sudanese

Nata intorno al 1869 in un piccolo villaggio del Sudan occidentale (nel Darfur), all’età di sette anni Bakhita fu rapita da mercanti arabi di schiavi. Venduta e rivenduta più volte sui mercati di El Obeid e di Khartoum conobbe le umiliazioni, le sofferenze fisiche e morali della schiavitù. Resa, infine, libera, a Venezia nel 1890 divenne cristiana col nome di Giuseppina e poi, nel 1896, religiosa presso le Figlie della Carità (Canossiane). Passò il resto della sua vita in Cristo nella città di Schio (VI), prodigandosi per tutti. Per oltre cinquant’anni visse prestandosi in diverse occupazioni: fu infatti cuciniera, guardarobiera, ricamatrice, portinaia. Bakhita si spense l’8 febbraio 1947 nella casa di Schio, circondata dalla comunità in pianto e in preghiera. Una folla si riversò ben presto nella casa dell’Istituto per vedere un’ultima volta la sua «Santa Madre Moretta» e chiederne la protezione dal cielo. Giovanni Paolo II la proclamò beata nel 1992 e santa il 1° ottobre del 2000. L’8 febbraio si celebra la sua memoria liturgica.