Dopo aver riportato la Nazionale femminile italiana di basket a disputare un Mondiale a distanza di 32 anni, Andrea Capobianco si racconta in un'intervista firmata da Stefano Proietti per unitineldono.it, rivelando il volto meno conosciuto del tecnico: quello dell'educatore, del credente e dell'uomo profondamente legato alla sua comunità di Venafro.
L'incontro si svolge sul campo da basket realizzato accanto alla parrocchia di San Luigi Orione, un progetto che lo stesso Capobianco ha sostenuto personalmente, donando in memoria del padre i due canestri. Un segno concreto del legame che unisce il coach alla Chiesa locale e al parroco don Salvatore Rinaldi, suo ex insegnante e amico di lunga data.
Nel ripercorrere la propria storia, Capobianco racconta la scelta coraggiosa di abbandonare gli studi di Medicina per seguire quella che definisce una vera vocazione: allenare i giovani attraverso lo sport. Una decisione difficile, accompagnata però dal sostegno incondizionato dei genitori, che gli hanno insegnato il significato autentico dell'amore e della libertà.
Per il tecnico azzurro, il basket è molto più di una disciplina sportiva: è uno strumento educativo capace di formare persone responsabili, autonome e rispettose degli altri. Attraverso il gioco di squadra, il rispetto delle regole e il valore del sacrificio, i giovani imparano lezioni fondamentali per la vita. Emblematico l'esempio del passaggio decisivo che permette a un compagno di segnare: un gesto che insegna a valorizzare gli altri anziché cercare sempre il protagonismo.
Al centro dell'intervista emerge anche il ruolo della fede, definita da Capobianco "il mio sostegno" e "il mio ossigeno". La preghiera, la partecipazione quotidiana alla Messa e il rapporto con i sacerdoti rappresentano per lui una fonte costante di serenità e forza, soprattutto nei momenti più difficili, come la recente perdita del fratello.
Significativa anche la testimonianza di don Salvatore Rinaldi, che descrive il coach come una presenza attiva nella vita parrocchiale, nel consultorio familiare e nelle iniziative educative rivolte ai giovani. Una figura che coniuga successo sportivo e servizio alla comunità.
L'intervista di Stefano Proietti restituisce così il ritratto di un allenatore che vede nello sport una missione educativa e nella fede il fondamento della propria vita, dimostrando come il successo possa andare di pari passo con l'impegno per il bene comune e la crescita delle nuove generazioni.