Lo chiamavano il "Bronx", il quartiere Scavone di Gela, in provincia di Caltanissetta, 6 mila abitanti per una città che ne conta circa 80mila, bagnata dal Mare Nostrum.
Successivamente riqualificato col nome di quartiere S. Lucia, da quando la parrocchia omonima offre spazi di aggregazione, riscatto e dignità sociale, fondamentali per superare il pregiudizio. Qui dal settembre 2020, in piena pandemia, è parroco don Filippo Celona, classe 1980, lui che è anche direttore della pastorale giovanile nella diocesi di Piazza Armerina, e docente alla Facoltà teologica di Palermo.
“Fino ad alcuni anni fa – racconta don Filippo – i genitori non mandavano i figli in questa parrocchia ma in quelle vicine: eravamo tutti vittime di questa etichetta in nome del degrado. Oggi registriamo un incremento di presenze, tanta vitalità dovuta agli scout della sezione Fabio Rampulla.
Ma quello che ci contraddistingue è l’attività caritativa, in particolare in occasione dell’annuale Cena di S. Giuseppe, patrono della famiglia e ricorrenza molto sentita dalle famiglie e dalle parrocchie di Gela. Si tratta di un’antica tradizione che nasce come ringraziamento per una grazia ricevuta: si girava già dai primi di gennaio nella città di Gela chiedendo offerte per allestire, nei garage, la cena di famiglia con grandi tavolate per i poveri. Nella nostra parrocchia, davanti ai supermercati raccogliamo viveri per la Caritas, che si prende cura dei bisognosi. Le tavolate sono imbandite a festa e allestite con molta cura: bianche tovaglie di lino decorate e ricamate, fiori e decorazioni variopinte, doni e pietanze caratteristiche. Sullo sfondo un lenzuolo bianco, montato su impalcature di legno, all’apice dell’altare un quadro rappresentante la Sacra Famiglia o S. Giuseppe. Per segnalare le tavole allestite, sono riposte, all’esterno di parrocchie, nelle strade adiacenti o davanti alle abitazioni che ospitano la cena, le palme simbolo di pace”.
“La mia vocazione – racconta don Filippo – nasce all’interno del Rinnovamento nello Spirito Santo, da quando avevo 14 anni. Sono cresciuto come adolescente nel movimento, che oggi è il cuore pulsante della comunità. Anche chi non fa parte direttamente del movimento beneficia, in parrocchia, della ricchezza di quel carisma: la preghiera di lode, la catechesi, l’adorazione eucaristica (detta anche roveto ardente), e una volta al mese la messa carismatica, con preghiere di guarigione e liberazione. Tanti fratelli della comunità del Rinnovamento sono responsabili di gruppi e della pastorale, in molti dei servizi offerti dalla parrocchia. In una cappella adiacente alla parrocchia grazie al Rinnovamento c’è l’adorazione semi perpetua, dalle 8 alle 22 e, nel primo venerdì del mese, dalle 8 fino al sabato”.
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