Cari amici, voglio condividere con voi un bellissimo articolo di Emanuela Scotti uscito lo scorso 21 giugno su Nuova Stagione, il nostro giornale diocesano. Si intitola "La forza della comunità" ed è la prova vivente di quello che dico sempre: una firma può davvero cambiare la vita e la storia di un quartiere. Nell'articolo si parla dello straordinario lavoro di don Michele Pezzella a Pizzofalcone. Grazie ai fondi dell'8xmille, si è impresso un motore di vitalità e riscatto per l'intera comunità, permettendo il recupero e il restauro del Santuario dell'Immacolata sul Monte Echia.
Parliamo di una perla della nostra città che era abbandonata e chiusa da circa 40 anni! Oggi quel bene viene restituito alla sua gente, alle sue radici e al quartiere. Come dice don Michele, la Chiesa non finanzia mai interamente le opere, ma chiede il concorso e la corresponsabilità delle energie locali.
Quando firmiamo, non stiamo pagando una tassa, stiamo facendo un atto di fiducia per riappropriarci di un bene che lega il passato al futuro! I cittadini e i fedeli non sono semplici spettatori, ma i veri protagonisti della rinascita.
Guardate cosa fa la vostra firma. Siate contagiosi! NON ESITATE, LA TUA FIRMA È PIÙ DI QUANTO CREDI.
Raffaele Iervolino, incaricato del Sovvenire della diocesi di Napoli
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Dietro la rinascita di una comunità non ci sono soltanto cantieri e restauri, ma persone, visioni e gesti concreti di partecipazione. A Pizzofalcone, il recupero del santuario dell’Immacolata sul Monte Echia e di altri luoghi simbolo del quartiere rappresenta un esempio significativo di come la tutela del patrimonio storico e artistico possa diventare occasione di crescita sociale, culturale e spirituale. Ne abbiamo parlato con il parroco, don Michele Pezzella, che ci ha raccontato il ruolo determinante dei fondi dell’8xmille nella rinascita della Chiesa e del territorio, soffermandosi sul valore della corresponsabilità dei cittadini e sull’importanza di una firma che contribuisce a trasformare la solidarietà in opere concrete.
Don Michele, quale ruolo hanno avuto i fondi dell’8xmille nella rinascita della Chiesa e dell’opera pastorale di Pizzofalcone?
I fondi dell’8xmille agiscono come un motore di vitalità e rinascita per le comunità locali, rappresentando una risorsa strategica per la conservazione ed il consolidamento di edifici storici che, senza questo sostegno, rischierebbero l’abbandono. Casi come il restauro del santuario dell’Immacolata sul Monte Echia, abbandonata e chiusa da circa 40 anni, dimostrano come questi interventi restituiscano al quartiere e alla città la propria memoria storica, le proprie radici, il senso di appartenenza e di cura che ne proviene. La firma non è solo un atto burocratico, ma un modo per esprimere appartenenza e fraternità effettiva. Rappresenta la scelta di non stare “alla finestra a vedere la vita che passa” ma di partecipare attivamente all’edificazione della comunità e della “sua casa”, ci fa buoni cristiani e buoni cittadini! Ci stiamo impegnando per ricordare che firmare non costa nulla al contribuente, poiché si tratta di una quota di tasse già pagate (Irpef) e che ogni firma ha lo stesso valore, indipendentemente dal reddito di chi la appone. Lo slogan “Una firma che fa bene”, sintetizza l’idea che un semplice gesto possa trasformarsi in migliaia di atti di carità e solidarietà verso i fratelli più fragili. La Chiesa desidera trasmettere che ogni firma è una scelta di fiducia e di cura.
In che modo il recupero degli edifici sacri ha contribuito a rafforzare il senso di comunità e la partecipazione dei cittadini alla vita parrocchiale?
Il recupero degli edifici sacri non rappresenta unicamente un intervento di ripristino materiale, ma agisce come un potente motore di rinascita sociale e comunitaria. Un aspetto fondamentale è che la Chiesa italiana, per scelta ecclesiologica ed educativa, non finanzia mai interamente le opere (coprendo tra il 50% ed il 75% della spesa). Questo richiede il concorso delle energie locali, trasformando il restauro in un atto di corresponsabilità e partecipazione dell’intera comunità. I cittadini non sono semplici spettatori, ma diventano protagonisti attivi nella cura del proprio patrimonio, della Casa Comune. Il caso del recupero del santuario dell’Immacolata sul Monte Echia dimostra come uno sforzo collettivo per riaprire una chiesa inagibile da tanti anni, permetta ai cittadini di riappropriarsi di un bene che lega il passato al futuro; Inoltre, la felice coincidenza dell’apertura dell’ascensore di Monte Echia ha reso il nostro santuario meta di tanti turisti, dando a tutti noi l’orgoglio di appartenere a questo importante primo insediamento urbano di Nea Polis. Ha favorito la comunione fraterna tra le due parrocchie: santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone e santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Il recupero degli edifici sacri, quindi, genera un indotto positivo che coinvolge anche i non credenti e le istituzioni, rafforzando la tenuta sociale del territorio.
Quali sono i prossimi obiettivi per la parrocchia e per il quartiere, sia dal punto di vista della conservazione del patrimonio artistico sia della crescita spirituale e sociale della Comunità?
La prospettiva non è più solo quella di rispondere a emergenze immediate, ma di costruire una coscienza ed una sostenibilità di lungo periodo con un nuovo modello di partecipazione anche civile. La variegata ricchezza culturale ed economica del quartiere ci permette di puntare ad una concreta contaminazione per realizzare obiettivi comuni. Al santuario di Monte Echia, già sono in corso i lavori di restauro dei due altari laterali, grazie al generoso impegno di alcuni professionisti. Il restauro non deve solo preservare, ma innovare la funzione sociale degli edifici. L’obiettivo è rendere la bellezza dell’arte sacra uno strumento vivo di evangelizzazione e un volano di sviluppo economico e turistico per il territorio, garantendo che “le pietre della memoria” parlino alle generazioni future. Ogni intervento deve servire a educare un autentico spirito di famiglia, dove i fedeli non sono spettatori ma responsabili cristiani e cittadini. Si punta a far sì che le persone aiutate non siano destinatari passivi, ma diventino protagoniste del proprio reinserimento, trasformando i beneficiati in collaboratori della rinascita e della crescita dell’intera comunità.