SERVIZIO PER LA PROMOZIONE DEL SOSTEGNO ECONOMICO ALLA CHIESA CATTOLICA
della Conferenza Episcopale Italiana

Alfabetizzazione, percorso verso la libertà

“Senza l’istruzione –diceva San Giovanni Paolo II- non è l’uomo stesso che si trova sempre più messo in ombra, preda di chi vuole manipolare la sua vita?”. Grazie al nostro aiuto, attraverso le firme, ogni anno la Chiesa cattolica libera adulti e vittime di guerra dall’analfabetismo, riscrivendo il presente di famiglie e nazioni
3 agosto 2018

di ELISA PONTANI foto ANNALISA VANDELLI

L’alfabetizzazione degli adulti è un aspetto del diritto all’istruzione tuttora disatteso, ma al centro della dottrina sociale della Chiesa. Gli analfabeti adulti nel mondo sono oltre 800 milioni, secondo stime Onu, spesso donne (il 64%), minoranze, vittime di guerra, profughi, ex bambini-lavoratori. È conseguenza di povertà e isolamento, perché mancano strutture o insegnanti. In gioco con gli  studi superiori, c’è la partecipazione alla costruzione della propria nazione. Rende più esposti a sfruttamento e oppressione economica, sociale, politica e religiosa oltre che ambientale, a privazioni sanitarie, al reclutamento criminale e nelle guerre. C’è profonda correlazione tra il livello d’istruzione di un Paese e la sua forza economica (con salari pro capite migliori). Diversamente è alta la possibilità che anche gli studi dei figli siano brevi. Perché la povertà –chiariva il Nobel per l’economia Amartya Sen- è l’impossibilità di cambiare la condizione in cui si è”. La Chiesa cattolica coltiva, ovunque annunci il Vangelo, questo aspetto della promozione umana. 

 

Ogni giorno missionari e religiose si chinano su queste piaghe per sanarle, memori del mandato di Paolo VI nella Populorum Progressio, così come di San Giovanni Paolo II nella Sollicitudo rei socialis (“il concetto di sviluppo non è solo parola laica, è vocazione dell’uomo”) e nei suoi interventi all’Onu e all’Unesco, dove contrapponeva ‘il grande amore di Dio per l’uomo’ alle ‘grandi menzogne della storia, di cui l’analfabetismo è la prima, ostacolo al conseguimento di una giustizia sociale ed economica’. Anche grazie all’8xmille i missionari hanno osato sfide difficili. Come, tra i tanti interventi, a Bamiyan, in Afghanistan, il piano dei gesuiti che tra i rifugiati forma i leader di domani, migliorando le competenze in informatica e inglese. In Costa d’Avorio 31 mila euro dalle firme hanno aiutato le suore della Provvidenza del Centro missionario diocesano di Gorizia ad istruire e reinserire giovani violentate durante la guerra (2002-2004). Ha strappato alla miseria decine di vedove di guerra rifugiate il piano apprendimento e autonomia (5.400 euro) dell’Istituto Maestre Pie Filippini in Eritrea. Invece 168 mila euro in Colombia hanno attivato corsi  per contadini e indigeni nella ‘Città giovanile amazzonica Don Bosco’, nel vicariato apostolico di San Vicente Puerto Leguizamo. In Asia, tra i tanti esempi, 3.800 euro alla Prefettura apostolica di Kompong Cham, in Cambogia, hanno istruito 7 comunità di pescatori della minoranza vietnamita, 281 mila hanno dato vita al “Centro di speranza per le donne’ delle suore francescane dei Sacri Cuori, in India. Con 43.800 euro hanno studiato gli audiolesi accolti dalla congregazione Figlie della Provvidenza, in Sri Lanka. E 120 mila euro non hanno fatto perdere anni di scuola a 4 mila rifugiati caldei iracheni in Libano.