SERVIZIO PER LA PROMOZIONE DEL SOSTEGNO ECONOMICO ALLA CHIESA CATTOLICA
della Conferenza Episcopale Italiana

“Aiutiamo le famiglie rimaste senza casa”

Dal 2006 al 2015 sono aumentate dall’11,6 al 27% le persone con problemi abitativi, secondo la Caritas Italiana. Con la crisi economica, affitti e utenze diventano più difficili da coprire. Nelle diocesi è grande l’impegno dei sacerdoti nell’annunciare la misericordia anche creando alloggi, a breve o medio termine. Da dove ripartire. Ecco le storie di tre di loro.
28 novembre 2017

Interviste di CLAUDIA BELLEFFI (CHIOGGIA)/SABINA LEONETTI (FANO)/STEFANO NASSISI (AGRIGENTO)
foto di AGENZIA ROMANO SICILIANI (CHIOGGIA E FANO)/ANDREA MALTESE (AGRIGENTO)/CREATIVE COMMONS

DON ANTONIO CHIEREGHIN
«La Tenda di Sara approdo per tanti fratelli»

Il loro indirizzo per qualche tempo sarà La Tenda di Sara. Sono in 20 in questo momento ad avervi trovato un’abitazione, tutti italiani, di cui 4 minori: sono singoli e famiglie, in condizione di grave disagio, segnalati dai servizi sociali, che qui trovano un tetto e una possibilità di ripartenza.
L’ingresso è in un’ala del patronato della parrocchia Buon Pastore a Chioggia, che da giugno 2016 è volto concreto della carità, dice il parroco, don Antonio Chiereghin. «Non possiamo scegliere il prossimo, è lui che arriva. Come comunità cristiane siamo chiamati a prendercene cura, senza giudizi. La Tenda di Sara mi obbliga, da prete, a dar corpo a ciò che predico agli altri, ad accompagnarli nel cammino, nella concretezza della vita».
Gli spazi sono grandi, c’è tepore: uno stanzone-dormitorio e 4 unità abitative. «Ciascuno di questi alloggi è un momento di snodo nella fase di accoglienza temporanea, che prevede un percorso di accompagnamento – spiega Carlo Naccari, responsabile dell’housing sociale della Caritas di Chioggia – Grazie all’8xmille siamo riusciti a rendere La Tenda davvero accogliente per i nostri fratelli, che ci chiamano a misurarci con questi nuovi tipi di emergenza sociale e relazionale».

Franca ha 52 anni ed è stata tra i primi ad essere accolti qui. Una volta uscita, oggi aiuta nella gestione: «questo posto ce l’ho nel cuore: mi ha regalato un tetto e la speranza di un lavoro. Possiamo dire solo grazie a chi ci ha aiutato e ancora ci sta vicino». «Un vero miracolo – aggiunge Luigi, 43 anni – È stato splendido trovare La Tenda e poter ripartire!».
Don Marino Callegari, direttore della Caritas diocesana, spiega come grazie all’housing è entrato nel mondo della grave marginalità: «È un fenomeno vicino, non solo metropolitano, e quanto mai complesso, che chiede risposte intelligenti e articolate. La Tenda è davvero un esempio di come oggi la carità ci insegni a ‘leggere’ il territorio. È l’applicazione pratica delle parole del Vangelo “I poveri li avrete sempre con voi”, ed è un modo di testimoniare la fede, oltre le apparenze». C.B.

Secondo il ministero dell’Interno dietro il 90%
di sfratti nel 2016 c’è stata ‘morosità incolpevole’ (licenziamenti, riduzione
ore, chiusura attività, separazioni), con quasi
100 famiglie al giorno coinvolte

 

Negli ultimi anni sono cresciuti i numeri di famiglie e persone sole senza tetto. E chi ha bisogno di un’accoglienza per un periodo più lungo – per un licenziamento, per una separazione o una malattia che ha compromesso i risparmi – è indirizzato invece a Casa Rahab, struttura di housing sociale della Caritas diocesana, aperta nel febbraio del 2014 e cofinanziata dall’8xmille della Chiesa cattolica.
All’interno, 7 mini appartamenti con spazi comuni che ospitano circa 20 persone, per lo più italiane. Gli ospiti della struttura vengono sì aiutati a cercare un nuovo alloggio, ma soprattutto sono accompagnati al reinserimento sociale.
Il nostro obiettivo – spiega Matteo Corbo, responsabile della casa e presidente della Fondazione Mondo altro, legata alla Caritas– è portare i nostri ospiti fuori dall’emarginazione. Quando arrivano si sentono incapaci di ribaltare il loro destino. Noi lavoriamo sulle potenzialità, cercando di restituir loro fiducia e consapevolezza. Li coinvolgiamo anche nella gestione della Casa o in attività di volontariato, proprio per renderli protagonisti del proprio percorso e sconfiggere quel perniciosissimo senso d’inutilità che spesso li avvolge”.

“Ora voglio cercare di trasmettere ad altri tutto quell’amore incondizionato che sto ricevendo qui e che a parole non riesco neppure a esprimere” afferma Roberto, attualmente ‘domiciliato’ a Casa Rahab. “Gli operatori sono geniali. Mi sembra di vivere una favola con una nuova famiglia” gli fa eco Emanuele, che adesso aiuta in mensa. La notte, almeno per loro, è alle spalle. S.N.


DON GIUSEPPE PONTILLO
«Chi arriva viene accolto con familiarità»

C’è anche la cattedrale tra le parrocchie che hanno risposto all’appello dell’arcidiocesi di Agrigento per ospitare persone in emergenza abitativa. Don Giuseppe Pontillo, dal 2003 parroco di San Gerlando, ha allestito nei locali dietro la chiesa un rifugio notturno con 6 posti letto, interamente gestito da volontari. “È destinato quasi esclusivamente alle emergenze temporanee – spiega il sacerdote, classe 1971 e ordinato nel 1997 – C’è un ricambio giornaliero. Chi arriva viene accolto con grande familiarità. Ognuno dei parrocchiani fa quello che può. Per ora è soltanto un piccolo segno, ma speriamo che presto possa diventare un punto di riferimento e un modello d’accoglienza”.

 

Secondo dati Open Polis 2017, l’emergenza
abitativa tocca redditi bassi (22 mila euro l’anno) e medi (35 mila).
L’identikit di chi perde la casa è composto per
il 55% di operai (specie edili), il 23% precari (in
gran parte laureati), il 12%disoccupati e il 10%
pensionati

Negli ultimi anni sono cresciuti i numeri di famiglie e persone sole senza tetto. E chi ha bisogno di un’accoglienza per un periodo più lungo – per un licenziamento, per una separazione o una malattia che ha compromesso i risparmi – è indirizzato invece a Casa Rahab, struttura di housing sociale della Caritas diocesana, aperta nel febbraio del 2014 e cofinanziata dall’8xmille della Chiesa cattolica.
All’interno, 7 mini appartamenti con spazi comuni che ospitano circa 20 persone, per lo più italiane. Gli ospiti della struttura vengono sì aiutati a cercare un nuovo alloggio, ma soprattutto sono accompagnati al reinserimento sociale.
Il nostro obiettivo – spiega Matteo Corbo, responsabile della casa e presidente della Fondazione Mondo altro, legata alla Caritas– è portare i nostri ospiti fuori dall’emarginazione. Quando arrivano si sentono incapaci di ribaltare il loro destino. Noi lavoriamo sulle potenzialità, cercando di restituir loro fiducia e consapevolezza. Li coinvolgiamo anche nella gestione della Casa o in attività di volontariato, proprio per renderli protagonisti del proprio percorso e sconfiggere quel perniciosissimo senso d’inutilità che spesso li avvolge”.

“Ora voglio cercare di trasmettere ad altri tutto quell’amore incondizionato che sto ricevendo qui e che a parole non riesco neppure a esprimere” afferma Roberto, attualmente ‘domiciliato’ a Casa Rahab. “Gli operatori sono geniali. Mi sembra di vivere una favola con una nuova famiglia” gli fa eco Emanuele, che adesso aiuta in mensa. La notte, almeno per loro, è alle spalle. S.N.

DON GIULIANO MARINELLI

Vite cambiate passando da Casa Accessibile

Rosciano, periferia di Fano (Pesaro-Urbino). Risaliva al 1821 ed era ormai fatiscente, l’ex canonica della parrocchia di Santa Maria. E’ stata riconvertita in casa-alloggio per circa 25 persone su impulso del vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola mons. Armando Trasarti e di un parroco che al popolo di Dio ha dedicato la vita, don Giuliano Marinelli, 77 anni, già direttore della Caritas diocesana. Le nostre firme hanno dato una mano coprendo metà dei costi di ristrutturazione, con circa 200mila euro nel 2004.
Dopo aver festeggiato proprio a Santa Maria il 53° di sacerdozio, don Giuliano si è ritirato da poche settimane per raggiunti limiti d’età: “Il sogno di Giacobbe – racconta con l’entusiasmo di sempre – o Casa Accessibile, come la chiamiamo qui, risponde al disagio abitativo del territorio, alla precarietà familiare, che impedisce poi di costruirsi solide relazioni sociali. Ora abbiamo qui 5 famiglie, integrate nel quartiere”. Dietro c’è il lavoro generoso di tanti. “La casa funziona dal 2008 – aggiunge l’attuale direttore della Caritas diocesana, il diacono Angiolo Farneti- ma il primo passo fu nel 2004 l’avvio della cooperativa sociale Casa accessibile: così la diocesi sperimentava concretamente una nuova via che superasse l’emergenza e accompagnasse le persone verso l’autonomia”.

Un progetto educativo dunque, che a partire dalla legge 328 del 2000 muoveva il primo passo cercando appartamenti vuoti, sfitti o dismessi, per metterli a disposizione con canoni accessibili di famiglie o singoli esclusi dal mercato ufficiale degli alloggi o non in grado di rientrare nelle liste d’attesa del Comune. La speranza è arrivata anche per loro con Casa Accessibile: 13 mini-appartamenti, che oggi ospitano in via temporanea madri separate con figli minori o mariti in carcere, immigrati, padri separati. A Fano la recessione non ha fatto sconti: “abbiamo risentito molto della crisi nel comparto marittimo, nell’edilizia, tra gli artigiani del tessile e nel commercio. Solo il ritorno alla terra, all’agricoltura, consente oggi un reddito di sopravvivenza o stagionale”.
Vivi, giovane nigeriana con un figlio alla scuola materna – racconta Stefania Poeta, responsabile del Centro ascolto Caritas e del progetto Sulla strada di casa, finanziato dall’8xmille – è arrivata qui per scontare misure alternative alla detenzione.

Ha dimostrato di essere motivata, si è impegnata in lavori domestici per coprire l’affitto. Oggi, anche con la nostra mediazione, ha trovato una casa con una connazionale. Vivi è un piccolo esempio di integrazione: ha imparato a pagare le utenze, a rispettare tempi e scadenze, spesso anticipando, ed è serena”. Se le mura di Casa Accessibile possono parlare anche di storie di rinascita è merito di tanti, che proseguono sulla via del Vangelo visibile testimoniata dai sacerdoti. La parrocchia dopo don Giuliano è ora affidata al giovane don Federico Tocchini. Professionalità e finanziamenti, anche liberati dalle nostre firme, sono ingredienti di una realtà che oggi dialoga con una vasta rete territoriale: dalle Acli alle associazioni S. Paterniano e Amici di Casa Betania, dalla parrocchia S. Cristoforo con la casa Padre Sempre per i separati (vedi Sovvenire settembre 2014) alle cooperative I Talenti e Crescere. Perché un tetto è sempre una scommessa, non facile ma paziente, sul saper vivere come fratelli. S.N.