SERVIZIO PER LA PROMOZIONE DEL SOSTEGNO ECONOMICO ALLA CHIESA CATTOLICA
della Conferenza Episcopale Italiana

Aiuti dalle nostre firme tra necessità infinite

Dall’8xmille un milione di euro per viveri, medicine e prima accoglienza di chi cerca scampo dalla guerra. Mentre il Paese, in un gioco spregiudicato di influenze e controllo delle risorse, sembra avviato alla spartizione, la Chiesa italiana soccorre l’esodo di una nazione
1 Giugno 2016
di STEFANO ROCCA
foto AGENZIA ROMANO SICILIANI / CREATIVE COMMONS

 

Al quinto anno di guerra in Siria, “non si contano più le vittime, le distruzioni, i fiumi di rifugiati nei Paesi confinanti e alle frontiere dell’Europa, impacciata e imbarazzata, quando non crudele, davanti a questo dramma epocale” ha scritto Caritas Italiana nel suo rapporto 2016 Cacciati e rifiutati. Un popolo in esodo senza terra promessa tra Medio oriente ed Europa. La Siria è ormai destinata alla spartizione tra potenze. Da Kobane ad Aleppo si continua a uccidere e morire, ma la diplomazia a Ginevra sembra prendere tempo, senza una formula in grado di garantire la tenuta del cessate il fuoco, annunciato e sempre violato, che dovrebbe spianare la strada agli aiuti dell’Onu tra le popolazioni assediate.
Di fronte alla 200 mila vittime, a 5 milioni di rifugiati e 7 milioni di sfollati interni, la Chiesa italiana - anche con un milione di euro dai fondi 8xmille- ha risposto agli appelli di Caritas Siria e delle Caritas nazionali dei Paesi del Medio Oriente che hanno accolto i rifugiati (Giordania, Libano, Turchia, Grecia e Cipro), sostenendo con Caritas Italiana interventi per un totale di 2,8 milioni di euro, dei quali oltre 1,2 nella sola Siria. Per il 2016 sono stati già messi a disposizione circa 500 mila euro. I beneficiari diretti sono in totale più di 4 milioni di persone.

Si tratta quasi ovunque di assistenza di base, viveri, medicine, alloggi. In alcune zone è possibile anche la scolarizzazione (finora circa 1.500 ragazzi), ma è una goccia nel mare, con gli operatori locali in condizioni difficilissime. Alcuni hanno sacrificato la vita: come Elias Abiad, giovane volontario di 22 anni per Caritas Siria ad Aleppo, ucciso da una scheggia di mortaio lo scorso 13 febbraio. Molti i sacerdoti uccisi o sequestrati da Isil, esercito di Assad e altri combattenti: da Padre Paolo Dall’Oglio a padre François Mourad. Papa Francesco ha rivolto ripetuti appelli, ricordando anche le persecuzioni delle comunità cristiane in Siria: “Il male distrugge non solo gli edifici e le infrastrutture, ma specialmente la coscienza dell’uomo”. Su questa linea il dossier Caritas dedica un’analisi anche al presente di “uomini, donne e bambini spesso rifiutati, come nella UE, o resi merce di scambio fra chi li accetta e chi li non li vuole”. In Italia, porta d’Europa, le parrocchie già ne hanno accolti oltre 45 mila (soprattutto eritrei, poi nigeriani, somali, sudanesi e siriani, spesso in transito verso altri Paesi). Cioè uno su tre di quanti sono ospitati in Italia hanno trovato rifugio presso ordini religiosi, strutture diocesane e seminari.


Gli appelli della Chiesa sono all’aiuto immediato e responsabile da parte di tutti; alla pace ‘perché non ci si rassegni al dramma di chi fugge dalle guerre - come ha chiesto papa Bergoglio - e si apra il dialogo’. E a corridoi umanitari, che tolgano ossigeno al business dei contrabbandieri di uomini: circa 300 al mese gli scomparsi nel Mediterraneo nel 2016, ha calcolato l’Unhcr (Alto Commissariato Onu per i rifiugiati) dei quali 2 al giorno sono bambini. Stime per difetto, ammette, come quelle dei 340 minori morti in mare tra settembre 2015 e oggi solo nel breve tratto di Egeo tra Turchia e prime isole greche.