Dalla masseria confiscata alla Sacra Corona Unita “La Tenente”, a Copertino, arriva un segnale concreto di rinascita e impegno civile: qui si è conclusa la “Settimana della legalità” promossa dalla diocesi di Nardò-Gallipoli. Come racconta Filippo Passantino (Sir), il bene sottratto alla criminalità è oggi uno spazio di educazione e partecipazione, reso possibile anche grazie ai fondi dell’8xmille e al sostegno di Caritas Italiana. Un esempio di come la memoria delle stragi si traduca in azioni quotidiane, soprattutto a favore dei più giovani, per costruire una cultura della legalità radicata nel territorio.
Un’iniziativa che ha scelto di partire dai giovani, dalle scuole e dai territori per rilanciare una cultura capace di opporsi non solo alle mafie, ma anche alla rassegnazione sociale.
“La memoria delle stragi è una memoria collettiva – spiega al Sir don Giuseppe Venneri, direttore della Caritas diocesana – e l’impegno contro la criminalità organizzata riguarda tutta la Chiesa e tutti i battezzati”. Parole che acquistano un significato ancora più forte in un territorio segnato da episodi recenti di violenza e intimidazione. “Dobbiamo necessariamente tenere desta l’attenzione”, osserva il sacerdote.
Per questo la diocesi ha deciso di dedicare la settimana di commemorazione della strage di Capaci alla figura del beato don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia a Brancaccio nel 1993. Non soltanto un simbolo della lotta a Cosa nostra, ma soprattutto un testimone capace di “interpellare le coscienze”, spingendo ciascuno a scegliere da che parte stare.
Il cuore del messaggio lanciato dalla manifestazione è racchiuso proprio nelle parole più note di don Puglisi: “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”. Una frase che, secondo don Venneri, non appartiene soltanto alla memoria, ma indica ancora oggi una direzione concreta. “Abbiamo voluto coinvolgere soprattutto le scuole e i ragazzi perché lavorare sulle giovani generazioni significa investire sul presente e sul futuro”.
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